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Intervista
al presidente Gustavo Ceolato
Com'è nata la sua passione per l'Inter?
Sono nato nel '54, epoca in cui la grande Inter di Benito
Lorenzi vinceva tutto nel mondo, da lì è nata questa fede che non cambierà mai.
Quali sono le difficoltà di gestione del Club?
Non ce sono, Ogni anno, viene pagata una quota di adesione,
che sommata a quel che si riesce a ricavare ogni domenica assistendo in casa o
in trasferta alle partite, rende possibile realizzare oltre alle manifestazioni
programmate, opere di beneficenza.
Dimissioni di Moratti: ha lasciato la Presidenza ma non
la proprietà. E' prima di tutto un tifoso. Perché è stato così contestato da
una parte della tifoseria?
E' stato contestato da una parte della tifoseria perché
non ha prodotto risultati sportivi come da tradizione storica della squadra, ha
vinto una sola Coppa Uefa nel lontano 1997 e nient'altro.
I tifosi possono influenzare le sorti di una squadra?
Sì e no. Troppe società di calcio si fanno scrupolo dei
tifosi fedelissimi: gli ultras, lasciando in disparte la tifoseria più pacifica,
che è quella che poi contribuisce maggiormente. Sugli ultras ci sarebbe da aprire
e chiudere una parentesi non piacevole di sport.
Quanto sono importanti i tifosi?
Sono una componente fondamentale per Una società che
vuole avere seguito. Il tifoso inteso come sportivo, amante dei colori di una squadra
è fondamentale, perché altrimenti i nostri stadi sarebbero vuoti, senza spettacolo,
coreografia, dignità sportiva.
Cosa perde chi guarda la partita in tv?
Sicuramente il fascino, l'atmosfera, la coreografia, il
rapporto che all'interno di uno stadio c'è tra varie tifoserie, il rapporto che
c'è tra la tifoseria e la squadra. Questi sono tutti quei momenti che la
televisione non ti concede.
Anche all'estero tifano per le squadre italiane: come mai?
Credo che il fenomeno calcio sia un fenomeno planetario e
poi con i sistemi di informazione e comunicazione che ci sono oggi, tutti i
Paesi della Terra vedono, subiscono, condividono e si appropriano del calcio.
Un tempo anche da noi, come in Gran Bretagna oggi, non esistevano
le reti per accedere al campo di gioco. Cos'è cambiato dal calcio di
una volta?
Credo che con il progresso socio economico dell'Italia
negli ultimi 50 anni, ha fatto sì che da poveri siamo diventati ricchi, smarrendo
per strada quei valori umani che oggi non possono più essere ripresi. Il consumismo
crea disparità e differenze che poi sfociano nella violenza. Creando una
situazione di non convivenza pacifica che porta certa gente a riversare tutto lo
stress accumulatonell'arco della settimana allo stadio e questo è
inconcepibile.
Il calcio è nel pallone?
Credo che nel mondo del calcio si stia intrufolando la politica
più becera che non ha niente a che vedere con lo sport. Un sistema basato sulla
violenza, sull'estremismo che sta cancellando quel luogo di sport genuino di una
volta.
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